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C’ERA UNA VOLTA UNA RAGAZZA UN PO’ PAZZA

CHE VEDEVA SE STESSA IN UN’ALTRA RAGAZZA

di Redazione – Cronaca

Briarwood, 14 marzo — Una tragedia consumatasi nel silenzio di una stanza e nelle pieghe della mente. Così gli investigatori del dipartimento di polizia della contea hanno definito il caso di Elena Marsh, 22 anni, trovata morta ieri mattina nella sua abitazione, dopo giorni di comportamenti “inspiegabili e inquietanti”, come riportano i vicini di casa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la giovane avrebbe vissuto negli ultimi mesi una lenta ma progressiva discesa in uno stato di profonda alterazione percettiva.

 “Parlava spesso di una figura femminile identica a lei che la seguiva ovunque,” racconta una collega dell’università, preferendo rimanere anonima. “Diceva che la vedeva negli specchi, nelle vetrine… che la imitava, ma non era lei.”

La famiglia, contattata dalle autorità, ha riferito che Elena non aveva precedenti disturbi psichiatrici diagnosticati. Tuttavia, secondo la testimonianza della sorella maggiore, la ragazza avrebbe cominciato a manifestare i primi segnali di disagio dopo una serata con amici durante la quale — sempre secondo quanto riferito — avrebbero utilizzato una tavola Ouija “per scherzo”.

La coincidenza, pur non avendo alcun valore investigativo, è stata confermata da più compagni di corso, che ricordano l’episodio come “una bravata finita male”. Da quel momento, Elena avrebbe iniziato a parlare di “un’altra lei”, una sorta di doppelgänger che, a suo dire, sarebbe “entrato nella sua vita” con l’intenzione di sostituirla.

Gli amici più stretti segnalano che nelle ultime settimane la ragazza aveva iniziato a isolarsi, a saltare le lezioni e a evitare anche i familiari. “Era diventata sospettosa di tutto,” racconta un conoscente. “Diceva che quella ragazza — quella come lei — stava cercando di prenderle la voce, i gesti, perfino i pensieri.”

Il corpo è stato ritrovato dalla coinquilina, rientrata dopo due giorni fuori città. La giovane ha immediatamente chiamato i soccorsi, ma all’arrivo dei medici non c’era più nulla da fare. La dinamica della morte non è stata divulgata, ma fonti interne parlano di “gesto estremo maturato in un quadro psicologico gravemente compromesso”.

Sul tavolo della stanza è stato rinvenuto un quaderno. Nell’ultima pagina, poche righe scritte con grafia tremolante:

«Non so più chi sono. Lei è ovunque. Forse se sparisco io, sparisce anche lei.»

Gli investigatori hanno confermato che non esistono elementi che indichino la presenza di terze persone nella casa al momento della morte. “Siamo di fronte a un caso di dissociazione grave non trattata,” ha dichiarato il portavoce del dipartimento. “Una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.”

L’università ha diffuso una nota in cui esprime cordoglio e invita gli studenti a rivolgersi ai servizi di supporto psicologico in caso di disagio. Intanto, la comunità di Briarwood rimane scossa: molti ricordano Elena come una ragazza brillante, riservata ma gentile.

La storia della giovane — e del suo fantomatico doppio — rimarrà forse per sempre avvolta nel mistero. Resta la sensazione amara di un grido d’aiuto sfuggito tra le crepe della quotidianità, fino all’epilogo più buio.

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